I giganti industriali americani vacillano, General Motors chiude 5 fabbriche

L’America si è sempre posta come la terra della libera concorrenza e del libero mercato. Questi valori che hanno ispirato alcune delle leggi fondanti dell’economia mondiale nonostante gli ultimi ordini esecutivi del presidente, di cui vi racconto qui, facciano pensare altrimenti. Dagli anni 80 però il governo ha chiuso prima un occhio e poi l’altro davanti ad alcune fusioni aziendali che hanno creato dei monopoli molto potenti e difficilmente attaccabili. Il problema però è che il mercato di alcuni settori, uno fra tutti quello automobilistico, non riesce a beneficiare a pieno né della congiuntura economica né delle barriere doganali e la chiusura di 5 fabbriche da parte di General Motors, che comprende marchi come Chevrolt, Buick o Cadillac, è solo l’ultimo esempio.
Gli ultimi 15 anni hanno visto un aumento del numero monopoli in diversi settori portando ad un inevitabile aumento dei prezzi, ad una stagnazione dei salari e quindi dei consumi. Lehman Brothers ha provato 10 anni fa che il “too bog to fail” (troppo grosso e potente per fallire) non è un’efficace strategia di difesa contro delle politiche aziendali fatte per massimizzare il profitto nel breve periodo. Non è certo più possibile fare i piani decennali che aziende come la Fiat facevano negli anni 50 ma sta diventando imperante immaginare una gestione delle grandi aziende che consideri gli andamenti economici di lungo periodo.
Il rischio di un’economia monopolistica così vulnerabile spaventa i politicanti di tutti gli schieramenti sia per un effettivo fattore di rischio per la sicurezza nazionale sia perché larghe fasce di cittadini, lavoratori e piccoli industriali si stanno lamentando dello strapotere di queste corporazioni. In prima linea ci sono la senatrice Amy Klobuchar del partito democratico e il senatore Mike Lee del partito Repubblicano che hanno ipotizzato un alternativa anti-monopolistica per l’economia statunitense. La preda più ambita è certamente Facebook che è già in possesso di altre app come Instagram e WhattsApp. Il colosso di Zukerberg si è già mostrato vulnerabile ad attacchi da parte di potenze straniere andando ad influenzare il risultato di un’elezione presidenziale ma soprattutto muove un giro d’affari di centinaia di miliardi di dollari.
Ma cosa succederà a tutti quegli operai di quelle 5 fabbriche, il 15% della forza lavoro compplessiva, che la General Motors chiuderà nel 2020? Perderanno il lavoro e cadranno vittima delle facili tentazioni di Trump che incolperà del loro licenziamento la spietata concorrenza cinese quando in realtà è solo colpa di un’industria che non ha saputo innovarsi mentre era seduta comoda sul suo monopolio.Monopoli_America_General_Motors

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