Non dirgli di no: Trump vuole tagliare teste ma si sente sempre più solo

L’ultima settimana è stata una delle più burrascose per la presidenza Trump con problemi di politica interna ed estera che si sovrapponevano ad una costante frustrazione del presidente impossibilitato a fare quello che voleva. Per capire il clima che si respira in questi giorni alla casa bianca però, bisogna analizzare tutti i fatti.

Government Shutdown – L’anno fiscale americano inizia il primo ottobre e se le camere non riescono a trovare un accordo sulla versione americana della legge di bilancio allora i dipartimenti e le agenzie, che non sono state ufficialmente menzionate in documenti precedenti, chiudono fisicamente i battenti o i loro lavoratori sono costretti a lavorare senza paga. La situazione è molto incerta perché il punto nella manovra americana che ha bloccato le camere è il finanziamento del muro al confine con il Messico tanto caro al presidente. Il 3 gennaio la camera diventerà ufficialmente a maggioranza democratica quindi far passare questa versione del documento sarà praticamente impossibile. Intanto più di mezzo milione di statali dovranno lavorare senza paga o saranno lasciati temporaneamente a casa.

Micheal Flynn, Paul Manafort e Michael Cohen– 3 figure chiave nella campagna elettorale delle presidenziali del 2016, sono al centro di processi ed accuse che hanno portato a condanne e ammissioni di colpa che regolarmente scuotono la presidenza. Sia Manafort che Cohen ora sono una risorsa nelle mani dello Special Counsel Robert Muller III che è ogni giorno più determinato a raggiungere la verità sul coinvolgimenti di agenti e risorse russe nell’elezione di Donald Trump.

Bear year– Per Wall Street questo 2018 sta diventando un anno da dimenticare, le azioni tecnologiche stanno trascinando giù il mercato che è vicino alla soglia delle perdite dopo aver bruciato quasi tutti i guadagni del 2018. Facebook, Google e Apple stanno trascinando giù un intero settore a causa di problemi nel management, nella gestione della privacy e nel mantenere alti i margini di profitto, tutto mentre nuove tassazioni sul web sono in preparazione in diverse parti del mondo. Dal toro all’orso quindi, Wall Street sta cambiando il suo animale guida e si prepara ad un futuro quanto mai incerto.

Tutti a casa– Trump ha annunciato il ritiro di tutte le forze americane dal teatro siriano dopo aver dichiarato di “aver sconfitto l’ISIS”. Questa mossa non solo permetterà l’accentuarsi della presenza russa e iraniana nella zona ma sta minando ulteriormente il supporto del suo partito (i repubblicani) che con l’industria delle armi deve fare costantemente i conti essendo una delle lobby più potenti del paese. Un’altra pesantissima conseguenza di questa decisione sono state le dimissioni di Jim Mattis, segretario della difesa, considerato da molti uno dei pochi freni alle politiche situazionali del presidente.

Dulcis in fundo– Mai così certo della correttezza del suo giudizio e dell’inaffidabilità dei suoi consiglieri, Donald Trump vuole sempre di più fare da solo. L’ultimo atto è stato chiedere se fosse legalmente possibile licenziare il presidente della Fed (la banca centrale statunitense le cui decisioni influenzano la politica monetaria globale) perché colpevole di aver alzato i tessi di interesse sul costo del denaro dopo che il presidente aveva espresso il suo parere contrario. Dal punto di vista economico non era una mossa necessaria ma essendo l’indipendenza dell’istituzione incredibilmente a rischio sul piano dell’opinione pubblica (non su quello costituzionale, Trump non può spodestare il direttore della Fed) l’agenzia ha dovuto agire per ribadire il suo essere completamente slegata dall’esecutivo.

Il Presidente è sostanzialmente sempre più solo e frustrato al giro di boa del suo mandato e ora che metà del governo diventerà democratico i suoi ordini esecutivi incontreranno molta più resistenza. Chi ha provato ad arginarlo ha fallito e chi gli ha detto quello che non voleva sentirsi dire è stato dimissionato, fossi nei panni dei suoi attuali consiglieri mi guarderei le spalle e fare attenzione alle parole altrimenti lo scenario più plausibile potrebbe diventare questo.

Un consiglio alcolico per calmare i suoi bollori, magari in una delle sue proprietà nel midwest americano, potrebbe essere un buon bicchiere di whiskey rye on the roks suggerito dal mio collega Federico Baccini che si occupa di beveraggi e affini nel suo blog Sottobicchiere.

 

 

 

 

2 pensieri riguardo “Non dirgli di no: Trump vuole tagliare teste ma si sente sempre più solo

  1. […] Quando il Trump ha licenziato il direttore dell’FBI James Comey, gli agenti suoi colleghi erano così preoccupati dal comportamento del presidente che hanno avviato un’indagine sull’eventualità che il presidente stesse, in modo più o meno conscio, lavorando per la Russia. Questa è l’esplosiva rivelazione di un’inchiesta del New York Times uscita poche ore fa che riaccende il dibattito sul Russiagatenel pieno dello shutdown. […]

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