Prima il profitto, poi l’ambiente

EPA: environmental protection agency. Da questa parte dell’atlantico queste tre lettere ci suonano familiari più per motivi cinematografici che istituzionali ma in America, almeno fino a 2 anni fa, rappresentavano una potente agenzia dedicata a proteggere l’ambiente. L’amministrazione Trump ha prima deciso di sostituire tutti i vertici dell’agenzia con suoi fedelissimi e poi iniziare ad azzopparne il potere e l’autorità attraverso i suoi ordini esecutivi. Il New York Times, basandosi su due ricerche della Columbia University e di Harvard ha stimato che sono quasi 80 i vincoli ambientali rimossi dall’inizio del mandato presidenziale in settori che vanno dalla protezione delle acque, all’inquinamento dell’aria passando per i diritti estrattivi e la protezione degli animali.

Nuove leggi – L’ultimo affronto all’agenzia e all’ambiente viene proprio dal segretario generale Andrew Wheeler e coinvolge le centrali a carbone. La proposta avanzata dall’agenzia vuole ricalcolare i benefici economici per il sistema sanitario pubblico portati dalle limitazioni alle emissioni di mercurio delle centrali elettriche a carbone. L’amministrazione Obama aveva stimato questi benefici in 80 miliardi di dollari all’anno, con i nuovi parametri si scenderebbe a 6. Perché questo cambio di numeri è così importante? Perché le aziende che consumano carbone devono sostenere un costo annuo di circa 8-9 miliardi per essere in regola con i limiti imposti dall’amministrazione precedente. Con questi nuovi calcoli l’investimento non sarebbe più vantaggioso e ci sarebbero gli estremi legali per smantellare in toto i provvedimenti.

Paradossi– L’industria del carbone non vuole queste misure. Oltre a considerevoli danni di immagine, la cancellazione dei limiti varati nel 2014 porterebbe ad un considerevole spreco di denaro. I costi che le compagnie energetiche hanno sostenuto fino ad ora sono prevalentemente infrastrutturali e hanno coinvolto il riammodernamento degli impianti, la costruzione di filtri e di sistemi di stoccaggio all’avanguardia per le acque reflue. I piani economici sono stati approvati anni fa, i soldi sono già stati stanziati e alcuni progetti sono già stati ultimati quindi gli immediati benefici di queste misure sembrano inesistenti. Il modo più sensato in cui posso interpretarle è che siano il primo passo del vero rilancio infrastrutturale del carbone che Trump menziona sin dalla campagna elettorale. Nuove centrali, economiche e poco regolate potrebbero attirare molti investitori interessati prima al profitto che all’ambiente.

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