Ipotesi di alto tradimento

Quando il Trump ha licenziato il direttore dell’FBI James Comey, gli agenti suoi colleghi erano così preoccupati dal comportamento del presidente che hanno avviato un’indagine sull’eventualità che il presidente stesse, in modo più o meno conscio, lavorando per la Russia. Questa è l’esplosiva rivelazione di un’inchiesta del New York Times uscita poche ore fa che riaccende il dibattito sul Russiagatenel pieno dello shutdown.

Il controspionaggio ha dovuto usare un approccio inedito: ipotizzare che le azioni del presidente fossero una minaccia alla sicurezza nazionale a causa dell’ingerenza russa. Tutto si fonda su di un fondamento legale che è al centro delle investigazioni e cioè che il licenziamento di Comey sia stato un atto di ostruzione alla giustizia.
Non ci sono dichiarazioni dell’ufficio dello special coucel Robert Muller III che possano corroborare le ipotesi degli agenti e tutti si rifiutano di commentare.
Il clima che ha portato all’apertura delle indaginigià nel 2016 è stato quello delle dichiarazioni del presidente durante la sua campagna elettorale e il comportamento del suo partito. Non solo Trump ha invitato pubblicamente i russi ad hackerare le e-mail della sua rivale ma il suo partito, i repubblicani, ha decisamente ammorbidito la sua posizione riguardo la crisi in Ucraina. Due gocce hanno fatto traboccare il vaso: la richiesta di un “giuramento di fedeltà” da parte del direttore dell’Fbi e la richiesta del presidente di terminare un’investigazionesul suo consigliere per la sicurezza nazionale anch’essa, casualmente, sui legami di quest’ultimo con la Russia.
Nulla è certo se non le pressioni che stanno aumentando di giorno in giorno sul presidente e la sua amministrazione. Gli investigatori dell’Fbi hanno preso tutte le precauzioni per non essere ostacolati da repentini cambi di vertice e continueranno il loro lavoro. Più tempo passa più sono le dichiarazioni di Trumpche gli remano contro, rimane solo da vedere di chi sarà la prossima mossa.

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