10 candidati democratici a confronto – inizia Usa2020

Sanità, immigrazione ed economia e una domanda, quanto a sinistra ci si può spingere alle prossime elezioni presidenziali? 10 dei 20 candidati democratici che si sono qualificati, hanno affrontato il primo dibattito televisivo della Stagione elettorale più calda d’America.

Lei

Elizabeth Warren sembra conquista i primi minuti iniziali ma poi rallenta, forse troppo. Si parla di economia e la senatrice del Massachussets riassume il suo piano: «È vero il Paese cresce, ma chi ne trae beneficio? Solo una piccola minoranza, l’1% più ricco della popolazione, le grandi industrie del farmaco, del petrolio, i big della tecnologia, bisogna aumentare i salari e far pagare le tasse ai milionari». Le rinnovabili sono il futuro «Valgono 23 mila miliardi di dollari». La Warren  è al terzo posto nei sondaggi e potrebbe salire ancora, alle spalle di Joe Biden e Bernie Sanders ma l’impressione che possa dominare la scena democratica svanisce presto, man mano che i giornalisti e le giornaliste fanno girare le domande e gli argomenti.

Loro

Uno dei primi a volersi distinguere è il sindaco di New York, Bill de Blasio: è il più aggressivo. Rivendica l’aumentato la paga oraria a 15 dollari per i dipendenti del comune di New York e si presenta come il campione «della classe lavoratrice». Il suo slogan, però, «working class first» troppo simile all’«America first» di Donald Trump. Il suo bersaglio principale è l’ex deputato del Texas, Beto O’Rourke, tra i meno convincenti sul palco. Lo attacca soprattutto sulla sanità: «Le assicurazioni private non garantiscono a tutti i cittadini il diritto alle cure, come invece dovrebbe essere». Cosa vogliono i democratici? La riunificazione del Paese o nuove divisioni per sostituire quelle prodotte da Trump? Dipende da chi emergerà dallo scontro in atto tra i progressisti. 
Il senatore Cory Booker se l’è cavata bene, ma tutti i suoi ragionamenti iniziavano e terminavano con riferimenti alla comunità nera di cui fa parte. Certo il consenso degli afroamericani è fondamentale per andare avanti nelle primarie però serve qualcosa in più per diventare leader. L’ex veterana di guerra Tulsi Gabbard è stata incisiva nel sostegno alla comunità omosessuale e trans, ma poi si è imbarcata in un’insidiosa analisi delle posizione dei talebani: «Non sono stati loro a colpire l’America l’11 settembre del 2001». 

Gli altri

Vedremo che cosa emergerà dai sondaggi sul gradimento del pubblico. Probabilmente Warren vedrà confermate le sue possibilità di inseguire i due battistrada del momento. O’Rourke è sembrato a disagio, niente a che vedere con i bagni di folla dello scorso autunno, quando arrivò a un passo dalla vittoria contro il senatore Ted Cruz. De Blasio, invece, ha sorpreso per l’efficacia delle sue incursioni. Klobuchar, forse, ha perso un’occasione, rimanendo troppo sulla difensiva.

Il prossimo appuntamento è questa sera con i due pezzi da 90: Joe Biden e Bernie Sanders

See you soon!

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